Si stima che il virus del vaiolo sia emerso migliaia di anni fa e tracce di lesioni cutanee compatibili
siano state ritrovate persino sulle mummie egizie. Per secoli ha rappresentato una delle infezioni più
letali e temute dell’umanità, lasciando sul corpo umano segni permanenti.
Come può un virus ormai eradicato nel 1980 continuare ancora oggi a essere presente nella nostra
memoria collettiva?
Il vaiolo ha lasciato i residui attraverso le cicatrici della malattia, ma anche attraverso quelle della
sua sconfitta: il vaccino. Un segno nato per proteggere, un’impronta fisica che conserva la memoria
di un’esperienza condivisa e continua a esistere oltre la scomparsa del virus.Nel XIX secolo,
quando il vaiolo rappresentava una delle più grandi minacce per l’umanità, Edward Jenner osservò
che le mungitrici a contatto quotidiano con le vacche sembravano essere immunizzate. Da questa
intuizione nacque il primo vaccino della storia, il cui nome deriva dalla parola latina vacca,
custodendo nel suo significato il legame tra animale, corpo umano e progresso scientifico. La
cicatrice vaccinale diventa così l’antagonista della cicatrice del vaiolo: entrambe sono segni
impressi sulla pelle, ma raccontano due esperienze opposte. Una testimonia la devastazione della
malattia, l’altra la capacità dell’uomo di trasformare una ferita in protezione. Le cicatrici del vaiolo,
tuttavia, non hanno rappresentato soltanto una testimonianza della malattia o della sua sconfitta. Per
secoli hanno assunto anche un ruolo fondamentale nella giustizia e nell'identificazione delle
persone, diventando il più antico sistema di riconoscimento individuale. Per gran parte della storia,
fino all'Ottocento, i banditi e i latitanti venivano descritti nei manifesti di ricerca quasi
esclusivamente attraverso la mappa delle loro cicatrici da vaiolo. Le pustole lasciavano infatti segni
irripetibili sul volto di ogni individuo: profondità, forma e distribuzione delle cicatrici variavano da
persona a persona, trasformando ogni volto. Così, le cicatrici del vaiolo assumono un duplice
significato: da un lato raccontano la sofferenza, la sopravvivenza e la conquista scientifica
rappresentata dal vaccino; dall'altro testimoniano come il corpo sia stato, per secoli, un documento
vivente, capace di conservare la memoria di un'identità.
Un progetto realizzato da Chiara Lomarini e Elena Neviana
il progetto è realizzzato con la tecnica della cianotipia 
“ Osservazioni pratiche sull'uso del vajuolo vaccino” scritto di Luigi Sacco dottore Medicina e Chirurgia 1801
“ Osservazioni pratiche sull'uso del vajuolo vaccino” scritto di Luigi Sacco dottore Medicina e Chirurgia 1801
Effetti sul Vaiolo, Edward Jenner - Biblioteca della Città di Arezzo
Effetti sul Vaiolo, Edward Jenner - Biblioteca della Città di Arezzo
Chiara Lomarini
Chiara Lomarini
Una infermiera e un paziente affetto da vaiolo in un ospedale di isolamento, forse a Ilford, nell'Essex. Tre fotografie. Wellcome Collection.
Una infermiera e un paziente affetto da vaiolo in un ospedale di isolamento, forse a Ilford, nell'Essex. Tre fotografie. Wellcome Collection.
Osservazioni pratiche sull'uso del vajuolo vaccino” scritto di Luigi Sacco dottore Medicina e Chirurgia 1801
Osservazioni pratiche sull'uso del vajuolo vaccino” scritto di Luigi Sacco dottore Medicina e Chirurgia 1801
Epidemia di vaiolo a Gloucester, 1896: un giovane in convalescenza dal vaiolo. Fotografia di H.C.F. Fonte Wellcome Collections
Epidemia di vaiolo a Gloucester, 1896: un giovane in convalescenza dal vaiolo. Fotografia di H.C.F. Fonte Wellcome Collections
Osservazioni pratiche sull'uso del vajuolo vaccino” scritto di Luigi Sacco dottore Medicina e Chirurgia 1801
Osservazioni pratiche sull'uso del vajuolo vaccino” scritto di Luigi Sacco dottore Medicina e Chirurgia 1801
Elena Neviana
Elena Neviana
Chiara Lomarini
Chiara Lomarini

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